I VINI DELLA CAMPANIA

I VINI DELLA CAMPANIA

La Campania ha tutto, monti un bel mare e anche un vulcano, una terra unica che affascina per la poesia di Napoli o per i colori della costiera Amalfitana e il profumo dei suoi limoni, ma anche nella produzione del vino può dire la sua, non di certo una delle più famose ma con qualche chicca interessante.

La Produzione di vino

La Campania è una regione di antichissime tradizioni vitivinicole, che in tempi recenti ha saputo dare vita a vini di altissimo livello sia a partire da vitigni a bacca bianca che a bacca rossa. Geograficamente la coltivazione della vite in Campania è favorita dalla presenza di una superficie per oltre il 50% collinare e per oltre il 30% montuosa. La fascia di pianura rappresenta appena il 15% della superficie della regione. In Campania vi sono più di 25.000 ettari coltivati a vigna e una produzione prevalente di uve a bacca nera. La forma di allevamento prevalente sta mutando dalla tradizionale pergola alla spalliera e controspalliera, anche se i metodi di allevamento in una regione così vasta variano a seconda della zona.

Nel Casertano si prediligevano le alberate maritate, mentre l’alberello è più diffuso nell’Avellinese e nelle zone di alta collina-montagna in generale. Il patrimonio ampelografico della Campania è estremamente ricco, in particolare di uve autoctone, recentemente riscoperte e valorizzate come meritano e da cui provengono i vini più interessanti della Campania. Fra le uve a bacca bianca autoctone della Campania si ricordano Asprinio, Falanghina, Fiano, Greco, Coda di Volpe, Pallagrello Bianco, Biancolella e Forastera. Tra le uve autoctone a bacca rossa, l’Aglianico, al quale si uniscono Piedirosso, Sciascinoso, Pallagrello Nero e Casavecchia.

Il Biancolella e l’Aglianico

Il Biancolella è un vitigno a bacca bianca, autoctono della costa e delle isole della Campania, dove è stato introdotto probabilmente dalla Corsica, dove è noto come Petite Blanche e le cui prime barbatelle vi sarebbero state portate dai Greci. Ad Ischia, oltre che a Procida e Capri viene coltivato fin dai tempi antichi, mentre a Ponza fu introdotto all’epoca dei Borboni, così come in Costiera Amalfitana e Sorrentina. La sua storia e gli ottimi risultati ottenuti dai suoi vini fanno si che il Biancolella sia oggi considerato un vero e proprio vitigno autoctono dell’Isola d’Ischia e dei suoi terreni vulcanici. Ischia è infatti stata originata dalle numerose eruzioni vulcaniche che si sono succedute nell’area fin dai tempi più remoti. Sui sedimenti di ceneri e pomice delle prime eruzioni hanno fatto seguito colate di lava e altri eventi. I depositi di tufo verde hanno dato vita al Monte Epomeo e determinato la composizione dei terreni dell’isola.

Il Biancolella e l’Aglianico
Il Biancolella e l’Aglianico

La zona di elezione dell’Aglianico rimane l’Irpinia, in provincia di Avellino, dove si produce il vino che rappresenta la sua massima espressione: il Taurasi DOCG. Conosciuto anche come il “Barolo del Sud“, il Taurasi è un vino molto ricco, concentrato e complesso, elegante e sorprendente. Con l’Aglianico si producono anche gli interessanti vini rossi della Taburno DOC, in provincia di Benevento. L’Aglianico è protagonista dei rossi dell’area della Sannio DOC, sempre in provincia di Benevento. L’Aglianico è inoltre l’uva principale nella produzione dei vini rossi della Falerno del Massico DOC, in provincia di Caserta.

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