IL FRANCIACORTA, CHAMPAGNE ITALIANO?

IL FRANCIACORTA, CHAMPAGNE ITALIANO?

Cari lettori oggi vi parliamo di un’eccellenza tutta italiana, quando in una festa arriva il momento del brindisi tutti quanti pensiamo alle bollicine, se vi dovessimo chiedere, quali sono le più famose? Tutti in coro risponderemmo lo champagne, ma lo scopo dell’articolo di oggi è quello di raccontarvi qualcosa in più su un prodotto non così famoso, che può comunque dare allegria nei momenti festosi, il Franciacorta.

Ci troviamo in Lombardia, dove abbiamo testimonianze della presenza di coltivazione di viti, per produrre vino, fin dall’epoca di autori come Plinio e Virgilio, tutta via dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente(476 d.c.) la coltivazione e la tradizione vinicola furono preservate dalla disciplina dei monaci, che ne portarono avanti la tradizione. Il nome della zona e dell’omonimo spumante deriva anch’essa dai monaci, poiché in quella zona la loro abbazia fu un così importante centro per evangelizzazione e agricoltura, così da godere della protezione papale che li esentò dal pagamento delle tasse, da qui il nome dal latino “Francae Curtae” ovvero Corti(monastiche) Franche(libere).  I riferimenti storici non finiscono qui, l’attuale zona di coltivazione, che la fa essere una DOCG dal 2011, prende spunto da una lettera di un doge del 1400, quando la zona già fu delineata per la produzione del suddetto spumante e si trovava sotto il controllo della Serenissima, altre e continue citazioni ci portano fino agli anni 60 dello scorso secolo, quando furono prodotte le prime bottiglie con questo marchio.

IL FRANCIACORTA, CHAMPAGNE ITALIANO?
IL FRANCIACORTA, CHAMPAGNE ITALIANO?

Quali sono i suoi Segreti?

Dire Franciacorta significa, parlare di un vino composto da diversi tipi di uve, troviamo nello specifico: pinot nero, chardonnay, pinot bianco, quest’ultimo sostituisce un altro pinot che viene utilizzato per la produzione dello champagne.

Sono previste, tre versioni: Bianco, Satèn, Rosé, ovviamente l’unicità di questo vino deriva anche per la produzione unica al mondo di questo prodotto più morbido, setoso che è il satèn, le sue caratteristiche organolettiche sono dovute alla bassa quantità di CO2 poiché ha una minore pressione in bottiglia, non arriva alle 5 atmosfere, così viene a mancare la solita nota di acidità che punge in bocca, lasciando spazio alle setose e morbide note di questo vino, gli uvaggi usati sono per lo più chardonnay e pinot bianco fino al 50%.

Invece per il rosé parliamo di un vino con un procedimento e un uvaggio completamente diverso, intanto partiamo dalla percentuale di pinot nero, almeno un 25%, che si aggiunge alle altre due uve, questo va a complicare la vinificazione che avviene in due separati processi, poiché può nascere dal pinot nero in purezza vinificato in rosé oppure da un assemblaggio delle due vinificazioni di chardonnay e pinot bianco vinificate a rosso e di pinot nero vinificato a bianco.

Un’altra curiosità è i tempi di imbottigliamento per tutti e 3 le tipologie sono gli stessi: 24 mesi per il prodotto base così gli lieviti possono fermentare, 30 mesi per il millesimato(ottenuto da vini dello stesso anno) e 60 mesi per la riserva, la massima espressione del territorio per questo prodotto.

© La Bella Rosin