Invecchiare il vino sotto il mare

Invecchiare il vino sotto il mare

Quest’idea è nata da una scoperta casuale: nel XIX secolo, una nave che trasportava 168 bottiglie di vino, tra le quali vi erano alcuni Champagne francesi naufragò nel mar Baltico, e fu riportata alla luce solo nel 2010, insieme al suo carico. In seguito al recupero, le bottiglie di champagne furono esaminate, testate in laboratorio e di seguito assaggiate: apparirono, da un punto di vista sensoriale, perfettamente conservate ed addirittura affinate in modo eccezionale, con sentori e descrittori di gusto molto interessanti.

Questo è avvenuto perché sott’acqua la temperatura è costante, vi è assenza di luce ed il movimento delle correnti e delle onde permettono al vino un’evoluzione non compromessa da fattori esterni. Pertanto alcuni iniziarono a sperimentare questo sistema di maturazione, riponendo le bottiglie di vino in acqua marina.

Conservare le bottiglie sul fondo marino invece che in cantina – sostengono alcuni produttori vinicoli – offre condizioni migliori per invecchiare il vino e porta a dei risultati molto interessanti, mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche. Insomma, questa nuova maniera di affinare il vino sta iniziando ad affascinare diverse cantine ed aziende vinicole, che iniziano ad usufruirne, con l’intento di implementare a livello sensoriale la qualità finale del prodotto. La tecnica di invecchiare il vino sul fondo del mare può suonare come una pratica singolare ma viene sperimentata in varie parti del mondo, tra cui Francia, Spagna, Italia, Grecia, Stati Uniti, Cile, Sud Africa, Australia e così via.

Le cantine sommerse d’Europa

Quattro delle cantine sommerse intorno al mondo, sono Gaia Wines in Grecia, dove si lavora sulla conservazione di un vino bianco locale chiamato Thalassitis, prodotto con l’uva Assyrtico di Santorini. Questa tecnica consiste nel riempire gabbie metalliche di vino che vengono lentamente calate sul fondo marino, dove si lasciano riposare a una profondità di 25 metri per 5 anni.

Altra cantina ad essersi specializzata in questa produzione è in Croazia, dove le bottiglie di vino vengono riposte in anfore di terracotta, il che ricrea le condizioni termali ottimali per far invecchiare il vino. La tradizione della cantina Edivovino prevede che le bottiglie vengano prima invecchiate in aquario per tre mesi, successivamente vengono trasferite sul fondo marino a una profondità che va dai 18 ai 25 metri per 1-2 anni. È possibile prenotare una visita di immersione subacquea e ammirare questa spettacolare cantina sommersa. La cantina Vina Maris, in Spagna, invece produce sia vino bianco che rosso invecchiato sott’acqua a una profondità di 30 metri e anche qui è offerta la possibilità di visitare la cantina sott’acqua.  

Le cantine sommerse d’Europa
Le cantine sommerse d’Europa

Le bollicine sott’acqua

In Italia troviamo la cantina Bisson, in cui si utilizza un metodo classico per produrre le bollicine, ma con una differenza sostanziale che distingue questa cantina da tutte le altre, le bottiglie sono immerse sul fondo marino in una gabbia metallica a una profondità di 60 metri (e una temperatura costante di 15°) per 26 mesi. Il vino risulta quindi “di colore giallo paglierino, dal perlage sottile e persistente, un bouquet complesso, con chiare note saline, un sapore franco, secco, intrigante e ricco di minerali”. Ma di questa perla del nostro paese ne parleremo con più attenzione nel prossimo articolo. Buona lettura!

© La Bella Rosin