NON SOLO PROSECCO: LE BOLLE ITALIANE PER ECCELLENZA

Prosecco

Il Prosecco è un’eccellenza italiana ormai riconosciuta in tutto il mondo. Secondo i dati raccolti dalla Nielsen, addirittura una cifra vicina al 20% di tutte le bottiglie di spumante vendute al mondo era etichetta Prosecco, con vendite superiori del 21% rispetto all’annata precedente.

Nel corso degli anni, come aveva predetto Guillaume Deglise, CEO di Vinexpo, le vendite di Prosecco sono continuate a crescere a ritmo di percentuali in doppia cifra. Per fare un confronto, lo champagne è cresciuto ad una media di circa l’1% l’anno, mentre il cava (vino spagnolo) è rimasto stabile.

L’incredibile popolarità del Prosecco ha finito per mettere un po’ in secondo piano tutti gli altri spumanti e vini frizzanti italiani, sia in Italia sia all’estero – anche per via della grande popolarità dello Spritz, cocktail d’aperitivo dove il Prosecco è spesso la parte integrante. Ma ovviamente tra i vini bianchi frizzanti, il Prosecco non è che una delle scelte.

Ci sono anche Franciacorta (lo champagne italiano?), Trentodoc (metodo classico) e lo spumante di Asti. Spumante, d’altronde, è semplicemente un aggettivo utilizzato per denotare la “frizzantezza” (tecnicamente, la pressione della dissolvenza della CO2 all’interno della bottiglia) di qualsiasi vino – anche rosso, come il Lambrusco, per quel che importa.

Ma cerchiamo di conoscere meglio il Prosecco “e i suoi fratelli”.

Prosecco

Prosecco

Prosecco è sia il nome di un’uva storica sia una denominazione usata nelle province del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Le prime testimonianze parlano di un “Prosecho”, vino che compare nei diari del viaggiatore inglese Fynes Morison nel 1593. Nel 1754, Aureliano Acanti ne parla nel suo “Il Roccolo”, descrivendo il Prosecco come un vino dal sapore di mela, pera e albicocca.

Nel 2009, tuttavia, il nome dell’uva Prosecco è stato cambiato in Glera, per impedire che i produttori al di fuori delle regioni DOC e DOCG del Prosecco potessero utilizzare questo nome nelle loro etichette. Oggi, la Glera è ovviamente luva principale nel Prosecco, anche se esistono altre varianti come Perera, Bianchetta, Verdiso, Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Nero.

Secondo la sommelier Sarah Tracey, il Prosecco è fatto per il 76% con lo stile dello spumante, il 23% è frizzante e solo l’1% è tranquillo (fermo). Il Proseccuo può essere prodotto sia col metodo Charmat, sia col metodo classico.

Trentodoc

Sulle Dolomiti, nella zona nordest, nasce questo vino che lo scrittore Nick Passmore definisce “ricco di vivace personalità”. Sebbene sia molto consumato in Italia, all’estero non è così conosciuto come il Prosecco, anche se VinePair lo definisce come “uno dei vini frizzanti dal più alto potenziale in Italia”.

Il Trentino, non a caso, è il secondo più grosso produttore di vini italiani, che utilizza il metodo classico, cioè il processo in cui la fermentazione secondaria avviene nelle bottiglie, come nel metodo Champenoise francese.

Non a caso, i vini Trentodoc utilizzano molte delle stesse uve dello Champagne, come il Pinot Nero, lo Chardonnay, il Pinot Meunier e il Pinot Bianco.

Franciacorta

Ci sono vini da aperitivo, vini da pasto, vini da compagnia, vini adatti ad accompagnare momenti di relax, come quando chi vi scrive gioca su poker casino, tra una mano di blackjack e un tiro di roulette. E poi c’è il Franciacorta, un vino che è come il nero: si sposa bene con ogni intrattenimento.

Franciacorta

Il Franciacordta è un vino frizzante che, come il Trentodoc, usa le stesse uve e lo stesso metodo dello Champagne. Viene prodotto nell’omonima zona della Lombardia e, rispetto al Prosecco, è tipicamente più secco e meno fruttato. Rispetto allo champagne, invece, manca della sua complessa mineralità – e forse per questo va bene un po’ in ogni occasione.

Rispetto ad altri spumanti e vini frizzanti, il Franciacorta è relativamente giovane: il primo vino di questo genere è stato prodotto soltanto nel 1961.

Lo spumante Asti

Dici spumante Asti e ti viene subito in mente le uve di Moscato Bianco. L’Asti viene prodotto nella zona sudest del Piemonte e si tratta di un vino a bassa gradazione alcolica e con un corposo retrogusto dolce. Questo spumante viene fermentato in botte e si utilizza il metodo Charmat.

Ad un palato poco esperto, lo spumante d’Asti può essere confuso con il Moscato d’Asti: l’uva utilizzata, il Moscato Bianco, è la stessa, ma sebbene i due vini siano in qualche modo “imparentati”, il Moscato d’Asti è molto meno effervescente e spesso ancor meno alcolico dello spumante d’Asti.

“Per capire davvero appieno la differenza tra il frizzante e lo spumante, bisogna assaggiare il Moscato d’Asti (che è frizzante) e lo spumante d’Asti (che è uno spumante)”, afferma David Rudman, Director of Business Development del WSE (Wine & Spirit Education Trust) americano.

“I vini frizzanti sono più facili da bere, ma le bollicine dello spumante possono essere una componente molto interessante quando si tratta di abbinare dei cibi, dato che possono ridurre i grassi e moderare la salinità”.

© La Bella Rosin